Blog: http://Dormi.ilcannocchiale.it

la Neve

Una premessa: tendenzialmente odio la neve.
Questo week-end mi è capitato d’immergermi (nel senso proprio letterale del termine) in quella cosa soffice e bianca che fa impazzire la maggior parte del pianeta denominata NEVE.
 
Venerdì sera: il meteo dava come previsione inizio nevicate ore 19. Manco a dirlo alle ore 18.53 scorgo dal parabrezza della mia auto i primi, dolci, teneri fiocchetti di neve.
Inizio a maledire il mondo intero non per tanto ma giusto perché mi aspettava la cena della ditta nella più sperduta campagna emiliana.
Alle 8 siamo nel bel mezzo della tempesta aka bufera, del tipo che per raggiungere la mia collega c’ho messo 15 minuti e stiamo manco a 1 km. Bene.
Raggiungiamo gli altri e ci avviamo verso la meta. Strade pessime, neve a fiocchi grandi come case, un vento pazzesco. Ma noi impavidi continuiamo per la nostra strada e finalmente arriviamo tutti sani e salvi. Passano le ore, le birre e le grappe.
Alle 2 siamo ancora chiusi li dentro con gli uomini che ignorano il fatto che noi uniche 2 donne della serata facciamo presente che fuori la bufera impervia e che ci conviene andare se non vogliamo rimanere bloccati a -398584 gradi Celsius.
Niente da fare. Altro giro di grappa.
Mi chiama la Topi offrendomi il suo aiuto e un passaggio che io rifiuto perché la strada è troppo brutta e non voglio che rischi p4202541255_cbae4c4b70er venire a prendermi. Ci diamo appuntamento dopo mezz’ora dal parcheggio del palazzotto speranzosa di riuscire a far staccare il sedere degli uomini.
Ce la faccio.
Arrivo finalmente al parcheggio, nel mentre arriva la Topi, provo ad aprire quella cosa di lamiera sommersa da una montagna di neve che sarebbe la mia piccola macchinina e…..sportelle completamente ghiacciate. Non si apre. Bene.
Prontamente da brava McGiver la Topi non si da per vinta e con la sua bomboletta spray che spruzza alcool mi apre la macchina. Siamo salve.
Il resto è storia. Nel senso che penso sia una di quelle serate che ti rimangono dentro per la vita.
2 sceme pazze furiose a giocare nella neve per più di un’ora. E non importa se fa un freddo cane, se ti si congelano le mani, se la neve ti bagna tutta la macchina fotografica, se hai i piedi completamente fuori uso nonostante 3 paia di calze.
Nevica. Silenzio. Solo le nostre risate, foto e video.
Solo io e te. Amiche.
Verso le 4 mi congedo solo perché credo che i miei piedi siano diventati blu e rischio seriamente l’amputazione di 9 dita almeno. Ma anche a casa non riesco a dormire e mi siedo sul divano con i piedi sommersi da Rugby sperando di poterli riutilizzare per il loro scopo specifico: camminare.
Buonanotte.
 
 
Sabato: dopo 5 ore di sonno sicuramente NON riposante mi sveglio. Nevica ancora.
Dico alla Topi che il servizio fotografico l’avremmo spostato al pomeriggio altrimenti la neve mi manderebbe a puttane la macchina fotografica e non mi sembra proprio il caso.
Dopo 1 ora smette e la tentazione di mettermi in strada è troppo grande. La chiamo e dopo 15 minuti siamo gia in giro per il paese a guardare signore che cadono in bicicletta, statuine del presepe affoganti nella neve, persone che guardano invidiose i nostri Moon Boot con i loro piedini bagnati nelle scarpe da ginnastica.
Azzardo: andiamo a San Genesio. La proposta viene accettata e via per la campagna con 50 cm di neve. Dopo 1 ora buona di camminata arriviamo. Inizio a far foto come una pazza.
La topi si accorge di aver perso il cellulare durante un suo fantastico tuffo acrobatico giu per una panchina e torna indietro correndo nella speranza di ritrovare il suo BB.
Io rimango nel bel mezzo della campagna e del silenzio bianco. Solo oche starnazzanti rompono le balle e allora io decido di romperle a loro immortalandole in un servizio fotografico, ovvero quello che poi non ho fatto all’Elena.
Decido di rientrare e lungo la via incontro uno più pazzo di me: un ciclista impavido. Pazzo.
Alle 2 rientro a tana senza piedi/mani/naso/orecchie.
Ma con una soddisfazione infinita dentro.
Senza il minimo bisogno di dirlo sprofondo nel sonno più totale fino a quando arriva Andrea.
La sera ci aspetta una romanticissima cena di Natale con scambio di regali in anticipo.
Le previsioni sono delle migliori: strada ghiacciata e una nebbia che non si vede da qui a li. Bene.
Ma non importa. Andiamo.
Passiamo una serata stupenda, mangiando veramente bene, serviti dall’amico Luca.
Quei gamberoni me li ricorderò per un bel po’.
 
Domenica: avevo promesso alla Topi che domenica sera l’avrei passata con lei, siccome inizialmente non doveva esserci nessuno. Lascio andare a casa Amore mio e raggiungo le altre al Certe Notti. Diciamocelo: piuttosto che uscire mi sarei fatta tagliare i capelli a zero. Ma tant’è.
La serata non è stata delle migliori siccome un simpatico ubriaco amico mio mi stava per rompere un braccio. Non l’ha fatto solo perché gli ho mollato una sberla.
Quello che mi ha fatto più incazzare è che gli altri stavano li intorno, ridevano e non facevano niente. Non so, forse dovevo farmelo rompere il braccio per fare intervenire qualcuno.
Oggi l’ho detto ad Andrea che si è arrabbiato da morire e ha detto che se qualcuno mi fa un lavoro del genere davanti a lui gli taglia la testa….che carino!)
 
Basta. Fine del week-end e, spero, dell’avventura neve. Perché ok bella, ma 2 giorni all’anno direi che possano bastare.

Pubblicato il 22/12/2009 alle 10.8 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web